
La mia bandana urla Voglio i soldi e la mia maglietta urla Ed e’ cosi’ che voglio farmeli.
Una mezza cazzata, saranno per lo piu’ foto dementi. Sappiatelo.
Queste sono cose per cui il cuore si stacca dalla sua naturale locazione e rotola lontano. C’è il mio ragazzo che oggi mi ha chiesto se ci fosse qualche videogioco a cui mi sarebbe piaciuto giocare. La mia conoscenza in materia si ferma ai videogiochi da sala giochi, quelli dove spari agli zombie o guidi un’auto in corsa o il Dance Dance Revolution, fine. Quindi gli ho detto “Boh, forse qualcosa in cui ci si picchia”. Poi ci ho pensato bene, e mi sono ricordata che quando ero bambina (tipo dai sei ai dieci anni) ho giocato ogni estate ininterrottamente allo stesso videogioco con il primissimo Nintendo, un giochino in cui questo tizio col berretto doveva salvare la principessa. Doveva girare diverse isole, ogni isola era popolata da un mostro e divisa in zone. Ogni zona corrispondeva ad un livello. Superata una zona si passava a quella dopo, fino all’incontro col mostro. Se si vinceva, si passava all’isola seguente. Andavo veramente pazza per quel gioco, e alla fine, non so come, il mio ragazzo è riuscito a scaricarlo online. Con anche le cazzo di musichette originali! Sono alle stelle. Ovviamente ho totalmente perso allenamento, e sono riuscita ad impiegare venti minuti solo per superare il primo livello (quello in cui l’omino devo solo mangiare frutta e ogni tanto sparare un paio di colpi, nient’altro). Ma sono felice lo stesso, la grafica è dell’era paleolitica come ricordavo, adesso si che la regressione è al picco.










E’ un pò che volevo scrivere di Londra, ma ogni volta che ci provo mi prende il magone e vengono fuori solo sbrodolate gne gne. Quindi pubblico le ultime foto e amen, tanti sospiri. Sono stati dieci giorni hardcore.

La prima sera mi sentivo in Jackass. La mia faccia da sola può documentare il fatto che in Inghilterra ti vendono sottobanco la salvia nei negozi di souvenir. Sono uscita a comprare barrette Cadbury e Coca Cola alla ciliegia vestita da coniglio, con quella faccia. Ad una certa, ero E.T.. Non ho altri ricordi in merito.

Alex mi ha fatto questa foto mentre -con gli occhi praticamente a passeggio per la faccia- mi ero presa bene con le canoe dietro.

Camden Town, ho buttato mezzo cuore in un canale.

Una sera mi sono rimesso il costume da coniglio perchè la sera prima mi ero fatto un trip su quanto sarebbe stato figo se mi fossi fatta fotografare in una discarica vestita da coniglio dato che in inglese coniglio fa rima con spazzatura. Non so spiegarmi il muso.

Sono stato un instancabile Brucaliffo per tutta una sera, ho ciucciato tè indiano tutto il tempo, pure la copertina mi avevano messo, mi sentivo un pascià.

Voi credete di vedermi in questa foto. Io, in realtà, ero da tutt’altra parte.
Non potevo andare via da qui senza fare una foto nel photobooth del Rough Trade, dove i Libertines ai loro tempi hanno visto la luce.
Pensavo che mi mancava giusto la fiaschetta allo step definitivo per Il Paradiso Delle Strappone. Meno male che a Londra ho trovato la piu’ sofisticata ed elegante del globo, sennò avrei rischiato di essere scambiata per una stronza qualsiasi.
(non mi pettino)

Dato che non sono praticamente mai in condizioni di scrivere, lascio il compito esplicativo a quest’altra serie di inutili foto a caso fatte a Londra (ovviamente dovrete sorbirvi il solito festival dell’autocelebrazione)
. Poi quando mi ripiglio ne parliamo.







Foto assolutamente random fatte a Londra, mi sto dando alla pazza gioia con lo shopping idiota, i grassi saturi e la Black Mamba.











Stamattina mi sono svegliata a Londra e c’era il tappetino pieno di vomito rosa. Ho passato a Camden tutto il pomeriggio e ho comprato un costume da coniglio al reparto bambini di Primark. Vi lascio la foto outfit.
